il problema grosso era il blocco. cosa fare quando il cervello si blocca. mi sentivo stupido e vuoto e inutile e l'alcool non era più di aiuto. fissavo la parete e il foglio bianco, che diventava come un lenzuolo immacolato davanti ai miei occhi.
un pensiero maligno si affacciava da un angolo del cervello. non ne sei in grado, lascia perdere. chi ti credi essere e soprattutto cosa credi di fare? Hank e Ernie hanno fatto tutto quello che dovevano. tu non servi. gli altri non servono. non c'è trippa per gatti. il grasso che una volta colava, ora giace immobile e denso. fine dei giochi.
giocare con le voci nella propria testa a volte può essere molto avvilente. non sono mai stato da uno strizzacervelli, ma in compenso ho praticato tantissima auto-diagnosi. si trattava solo di capire se ero idiota o pazzo. ci sono scelte peggiori. che poi essere pazzi non significa nulla, ma ci fa sentire grandi, diversi e unici. poveri noi, povero me.
manca la soddisfazione che arriva dall'esterno. manca la conferma da parte del pubblico. oppure manca la materia prima, coglione. sembrava di sentirla, la gabbia che mi serrava il cervello e lo stringeva. ma perché? me lo sarò chiesto un milione di volte.
cosa volevo fare? cosa PENSAVO di poter fare? gli scrittori veri non sono aspettano di sentire qualcuno che glielo dica, si sentono grandi e basta. se qualcuno non ti dice che sei un artista, uno scrittore, allora non lo sei? è necessario che qualcuno, al di fuori di te stesso, riconosca il tuo talento perché tu possa diventare quello che già ritieni di essere? sembra una stronzata, e probabilmente la è, ma mi ci sono trovato a riflettere sopra più di una volta, senza mai giungere a nulla. o meglio, giungevo sempre a conclusioni opposte alle precedenti e alla fine la risposta era sempre una: era meglio morire da piccoli.
Ernie e Charlie la scrittura la vivevano. Charlie si faceva possedere, erano un tutt'uno, lui e la scrittura. io ero una mezzasega. non fraintendetemi, non è autocommiserazione spicciola, è convinzione radicata. forse se smettessi di mettermi i bastoni fra le ruote potrei ingranare la marcia, chissà? ma cosa dovevo fare? più che altro, avevo la sensazione di non meritarmi il dono della Scrittura. si nasce o si diventa? ai posteri l'ardua sentenza, ammesso che gliene freghi qualcosa. comunque a me non serviva il parere di un lontano pronipote, io necessitavo di un uomo del presente, ma vallo a trovare un uomo oggigiorno. o una donna.
allora manda giù un altro sorso. che fai altrimenti? ti piangi addosso e ci ricavi solo una maglietta bagnata e un vago senso di vergogna. poi pensavo: per avere il blocco dello scrittore, bisogna che uno sia uno scrittore. geniale, nella sua semplicità. problema risolto, sono semplicemente un genio. o un genio semplice. niente di cui vantarsi. era come avere una suocera accasata nel lobo temporale, un delirio. non l'ammazzi mica, non ce la fai perché è pur sempre una di famiglia, anche se poi esistono le eccezioni che confermano la regola. ma non era questo il caso.
sai cosa mi piace di te? no. niente. siamo a posto così, direi. ho sempre avuto un cervello simpatico, non si può negare. beati voi che non capite un cazzo. santo io, che capisco meno di voi. alla salute!
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