Quando stavo di fronte a Dio non avevo paura. Provavo solo un gran senso di non appartenenza. Io Lo guardavo, e Lui guardava me. Nemmeno una parola, nessun suono, solo i nostri sguardi incrociati.
Non era come si diceva, i miei occhi non avevano preso fuoco nel momento in cui avevano incrociato i Suoi. Non ero impazzito, ne rinsavito. Semplicemente ci guardavamo, cercando di capire chi avrebbe ceduto per primo, consapevoli che nessuno dei due si sarebbe arreso.
Non starò ad annoiarvi con i dettagli fisici, non interessano a nessuno. Non dovrebbero interessare nessuno. Eravamo lì e ci fissavamo e sinceramente, dopo un po’, la noia iniziò a farmi vagare con i pensieri.
E loro vagavano, spaziavano, morivano e rinascevano. Molto poetico.
Ero piccolo, ero solo, e altri bambini mi circondavano. Avevo paura, perché non ero mai stato così solo in mezzo ad altri bambini. Erano strani, o meglio, sembravano strani perché sapevo che non c’era nessun punto di riferimento in torno a me in grado di renderli sicuri.
Era la prima volta che da solo osservavo altre persone sole. E loro osservavano me, come un branco che osserva la preda. Singolare, no? Se avete capito cosa intendo.
Ma ora sono stanco e mi arrendo e Dio vince e Io sono finito. I ricordi, i miei ricordi, mi hanno portato alla sconfitta. La noia, la mia noia, mi ha condotto dritto alla disfatta. Ecco la differenza fra me e Dio, ecco la differenza fra l’uomo e Dio: la Noia. L’uomo si annoia; Dio si diverte della noia dell’uomo; l’uomo muore del divertimento di Dio.
Sic transit gloria mundi.
“Pace in terra agli uomini di buona volontà” sembra solo una sciocca filastrocca, creata per ridere della morte dei nostri figli mentre lecchiamo il sangue viola dell’abitudine che impregna le nostre mani curate.
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