venerdì 6 maggio 2011

Vita e Morte.

“Voglia di morire non significa per forza voglia di farla finita.
Voglia di vivere non vuol dire voglia di andare avanti.
Volere qualcosa non si trasforma necessariamente nel fare qualcosa.
Infatti me ne sto fermo, bello tranquillo, e voglio. Voglio tutto.
Soldi? Sì, grazie. Salute? Perché no? Amore? Ben venga! Tragedie? Ma sì! Sofferenza? Volentieri.
Come tutti, voglio e volevo ciò che non posso avere. Una cosa, una volta ottenuta, diventa subito obsoleta. Stavo bene? Volevo stare male, perché si sa, si stava meglio quando si stava peggio. La saggezza dei popoli. Il senno di poi, di cui ho sempre pensato essere pieni i fessi, e non i fossi. Stavo male? Volevo stare meglio.
Insomma, quando siamo qualcosa, non vogliamo esserlo. Grottesco, vero? Paradossale, così tanto che sfiora l’assurdo. Così assurdo, che diventa perfettamente logico.
Per un anno intero ho cercato di lenire la sofferenza di una vita spezzata, la mia, e ora che ho costruito tutto quello che potevo per proteggermi, ho capito che mi sono chiuso dentro di me e fuori dal flusso della vita. Ho capito che il mio cercare di uscire dal dolore era invece un modo di goderlo fino in fondo, ma l’ho capito troppo tardi. Come un uomo che si trova in balia delle onde furiose del mare e cerca di raggiungere la riva, così vicina per lo sguardo, così lontana per il suo corpo sfinito. Una volta che ha usato ogni goccia delle sue energie per raggiungerla e ci è riuscito, pensi che riprenderà il mare in tempesta con facilità, anche sapendo che quello è ciò di cui ha bisogno? No, non lo farà. L’istinto di sopravvivenza lo frena, e lo frega.
Chi sono io, adesso? Cosa sento io, ora? Niente. Ecco la risposta, servita calda e fumante su un piatto di argento. Una volta il mondo mi parlava, le persone le sapevo leggere, la Vita era una troia da sbattere violentemente per sentirle urlare pietà. Sono io la puttana della Vita ora. Mi rivolta come un calzino, mi fa sputare il sangue.
Ma a differenza sua, io non chiedo pietà. So che sarebbe inutile e comunque non le darei mai una soddisfazione del genere. Assaporo il succoso cazzo della Vita che mi smembra gli intestini, e me lo faccio pure piacere.
D’ora in poi non avrò più timore di dirlo. Prendimi, sodomita bastarda, e vedremo se a sciuparsi per primo sarà il mio culo o il tuo cazzo! Fino a che non arriverà la sua amichetta pervertita, la Morte, e deciderà della nostra sorte.
Vita e Morte, due puttane che passeggiano a braccetto per le strade della città, seducendo i poveri coglioni come me con vane promesse e grandiose illusioni. Arriverà il momento della verità anche per loro, e se possibile sarò lì per sputare sulle loro tombe.”
Andrea mi fissava perplesso, dopo il mio monologo.
“Sei ubriaco Adam, e sei un coglione.” Disse, prima di finire il suo drink.
“Sante parole, caro mio, sante parole.”
Chiamai la cameriera. Il jazz infuriava negli altoparlanti del locale e nella mia testa. Fuori si era alzato un vento prepotente e la luna si era tinta di rosso. Ma non me ne importava niente, tanto non potevo vederla.

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