« Johnny Boy, dove te ne vai? »
« Johnny Boy, ma cosa fai?!? »
« Ah Ah Ah, guardate Johnny Boy, ne combinerà un'altra delle sue, state ben a vedere! »
Ma Johnny non si curava di loro e delle loro stupide voci. O almeno lo nascondeva bene. Continuava a camminare per la strada, con lo sguardo fisso sulla punta delle sue scarpe lise, risoluto, ma tranquillo. Li odiava con tutto il cuore. No, forse no. Quieto disprezzo, probabilmente. Non gliene importava proprio nulla in realtà. Che bello, che liberazione, che leggerezza.
Il suolo incontrava la pianta del suo piede ritmicamente, e ogni volta era un contraccolpo. La realtà dura, come duro è l'asfalto, che attraverso l'estremità più lontana del suo corpo andava a bussare direttamente alle porte della coscienza. Le voci erano solo un patetico sottofondo, andavano bene giusto per sovrastare l'eco dei passi e sentire che il mondo non era del tutto desolato, sebbene abitato da pallide ombre. Johnny camminava e misurava i passi; la forza che i piedi, uno dopo l'altro, imprimevano sul marciapiede grigio e godeva delle vibrazioni che il suolo gli restituiva. Le sentiva propagarsi in ogni fibra del suo corpo, le assorbiva, le inspirava e infine le lasciava libere di far vibrare l'aria intorno a sé. Questo per lui era camminare. Poco importavano le condizioni climatiche, il tipo di terreno che si trovava a dover affrontare e gli ostacoli che doveva aggirare. I suoi piedi facevano vibrare la terra; lei stessa, di rimando, faceva vibrare lui e così si sentiva parte dell'eterna vibrazione della vita e della morte.
Non sapeva dove stesse andando comunque, e se ne rese conto. Il problema del camminare senza una meta precisa, in realtà, non esisteva. Non stava scritto da nessuna parte che fosse vietato e sarebbe stato decisamente paradossale, visto che la maggior parte degli esseri umani vaga senza uno scopo e non riesce nemmeno a rendersene conto. Tuttavia, adesso, gli dava fastidio. Avrebbe voluto andare verso qualcosa, qualsiasi cosa. Cazzo. Il desiderio era insopportabile. Dovette fermarsi. Riflettere: ecco cosa doveva fare.
– Jim è di strada, perché non andare a fargli una bella visita a sorpresa? – Ne sarebbe stato contento. Forse.
No. Non ne era sicuro, non voleva trovarsi in chissà quale situazione imbarazzante sulla soglia di casa sua. Era già successo e non era stato per niente gradevole. Sorprendere un tuo amico che si fa sollazzare dal suo cane non è certo annoverabile fra gli avvenimenti più desiderabili di un giornata di puro cazzeggio. Jim è un bravo ragazzo, ma è strano... a volte un po' troppo.
Prese a torturare con la punta del piede una cicca di sigaretta, ormai sbiancata dal sole, che marciva sul margine interno del marciapiede. Doveva pur esserci un dannato posto in cui valesse la pena andare.
Riprese a camminare e, passo dopo passo, giunse alla casa di Jim. Le luci erano accese e dall'interno provenivano rumori decisamente poco rassicuranti, secchi e violenti. Sorrise al pensiero di cosa poteva essersi inventato questa volta quel figlio di buona donna.
Lo vide, dalla finestra del soggiorno, intento a cercare di rimuovere il paralume di una lampada da comodino. Niente di strano, direte voi. Peccato che fosse tutto nudo e sudato e sottolineasse i suoi sforzi con bestemmie atroci e sanguinolente. – Jim, stramaledetto figlio di puttana, quanto vorrei essere pazzo solo la metà di te. – pensò Johnny.
Si stava godendo lo spettacolo, e di lì a poco se ne sarebbe andato per la sua strada, quando ad un tratto Jim si girò di scatto e i suoi occhi, allucinati dall'eccitazione prodotta dal paralume, si posarono su di lui. – Merda, sono fottuto. – Jim lasciò perdere la lampada, gettandola con noncuranza alle sue spalle, e si diresse a rotta di collo verso la porta d'ingresso. La spalancò, nudo e sudato, e cominciò ad invitare Johnny ad entrare. Ora, è necessario puntualizzare che “invitare” è un fin troppo educato eufemismo per definire l'effluvio di urla e bestemmie che fluiva dalla bocca distorta di Jim, interrotto soltanto sporadicamente da un “Johnny, brutto bastardo”. Non che fosse arrabbiato con lui, capiamoci, era semplicemente il suo modo di rivolgersi a chiunque. Perfino quando comprava il pane, offriva una sigaretta a qualcuno su richiesta o addirittura quando doveva ringraziare qualcuno per un favore o una gentilezza sentiva la necessità di condire il tutto con colorite, definiamole così, espressioni. Un tipo equilibrato.
Per Johnny era chiaro che ormai non c'era più niente da fare, Jim aveva deciso che lui sarebbe dovuto entrare. Nemmeno mettersi a correre per scappare il più velocemente possibile sarebbe servito a qualcosa. Jim sicuramente si sarebbe lanciato all'inseguimento, incurante delle sue nudità, e non avrebbe mollato fino alla morte. Ma Johnny fumava. Troppo. Jim no, era in perfetta forma. Johnny era spacciato.
« JOHNNY! (serie di parole incomprensibili) ...TTO BASTARDO! (bestemmie non ripetibili) ENTRA!!! »
« Arrivo, Jim, arrivo... » rispose rassegnato.
Nel frattempo Jim si era intrufolato in casa di nuovo, senza nemmeno attendere la risposta. Sapeva che la sua preda non sarebbe scappata, o comunque che non sarebbe stata un problema la sua eventuale fuga.
Entrando, Johnny, si chiuse la porta alle spalle senza voltarsi. La casa gli era sicuramente familiare, c'era stato parecchie volte e, bene o male, conosceva la disposizione delle cose. Ma questa volta, ovviamente, era tutto diverso. Non era la solita confusione che regnava nella tana di Jim, questa volta c'era qualcosa di febbrile. Fece scorrere gli occhi sui vari disordinati ammassi di complementi d'arredo per cercare di capire che cosa ci fosse di tanto insolito, e finalmente, dopo qualche minuto, lo vide: i lampadari, le lampade e qualsiasi altra fonte di luce artificiale erano tutti sparsi per la casa. Alcuni smontati, altri completamente distrutti come in un'immotivata crociata contro non avrebbe saputo dire cosa. Le uniche luci salvatesi, quelle che lui aveva potuto vedere da fuori, erano quelle sistemate a ridosso delle pareti.
Jim lo stava aspettando in salotto, nudo e sudato, sdraiato sul divano di ciniglia porpora, con le gambe buttate in un qualche modo sul poggia-braccio, dopo aver versato due generosi bicchieri di vodka martini e averli posati sul tavolino. Entrando con cautela nella stanza, cercando di non inciampare nell'enorme quantità di cianfrusaglie che ricopriva il pavimento, Johnny si diresse verso la poltrona, sempre di ciniglia color porpora, di fianco al divano, e si sedette pesantemente. Ovviamente dopo aver prelevato il bicchiere di vodka martini dal tavolino. Uno dei tanti lati positivi di Jim era che, ogni volta che andavi a casa sua, ti offriva una quantità immane di alcolici. Roba da causare morte istantanea per coma etilico, ad un povero reduce della A.A., alla sola vista dello spettacolo. Sì, l'ospitalità a casa di Jim era di prim'ordine.
Johnny guardava il suo ospite e non poteva fare a meno di sentir nascere un moto di ilarità. Se ne stava lì, nudo e ora un po' meno sudato, a sorseggiare il suo mefitico cocktail e a canticchiare a bassa voce un motivetto senza un apparente senso logico. Gli veniva da chiedersi che cosa Jim vedesse con i suoi occhi spiritati. In realtà era una cosa che gli capitava spesso. Come vedranno gli altri le cose? Si chiedeva. Io qui ora ho in mano un bicchiere pieno di un liquido trasparente, e ci vedo soltanto questo: un bicchiere con del liquido. Ma cosa ci vede Jim? Cosa ci vedono tutti i pazzi stralunati che abitano questo mondo? Che cosa ci avrebbe visto un genio come Proust? Che cosa ci vedrebbe un bambino? L'argomento lo aveva sempre affascinato e non era mai riuscito a cavarne una qualche conclusione. L'importante era cosa riuscisse a vederci lui. E ci vedeva solo un misero bicchiere pieno di soluzioni e problemi. Giusto per non essere retorici.
« Posso chiederti che cos... »
« Che cosa sto facendo?!? » lo anticipò con foga Jim « Certo che puoi, se non ti sembra ovvio! »
« Mi sembra tutto, meno che ovvio. Te lo assicuro. »
« Oh be'... Allora non saprei proprio come spiegartelo. Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo. »
« Tranquillo Jim, sono sicuro che quando avrai raggiunto il tuo scopo sarà tutto più chiaro, per tutti. Anche per te. »
« Sante parole, Johnny, sante parole! »
I drink erano finiti e Jim si alzò per preparare il secondo giro. Il cocktail stava iniziando a produrre i suoi effetti e Johnny si lasciò pervadere dalla meravigliosa sensazione che solo gli alcolici sanno regalare. Aveva un problema con l'alcool? No. In realtà era l'unica cosa che non gli aveva mai dato problemi, se non di stomaco o di mal di testa. Roba da poco comunque, presto risolvibile. Un prezzo più che accettabile da pagare per le enormi soddisfazioni che, di contro, sapeva donargli.
Arrivò anche il secondo giro e Jim tornò a stendersi sul divano, con gli attributi bene in vista. Ormai Johnny non si sentiva nemmeno più a disagio. Era riuscito, grazie alla costruzione di un formidabile schermo mentale, ad escludere alla vista la prepotente esibizione dell'amico. Avrebbe potuto anche guardare fisso verso i suoi testicoli, ma non avrebbe comunque visto ciò che la realtà dei fatti mostrava in modo così truce. Il cervello è uno strumento eccezionale.
« Ho incontrato i soliti idioti, mentre venivo verso casa tua sai? »
« Ah! Quei piccoli bastardelli, prima o poi mi faranno girare i coglioni sul serio e allora passeranno una gran brutta giornata! » rispose con un ghigno malefico Jim.
« Ti danno così noia? Io tendo ad ignorarli ormai. In fin dei conti sono innocui. »
« Vanno a dire in giro che sono pazzo. Io! Ti rendi conto? Quei piccoli ignoranti... e la cosa veramente divertente è che hanno una paura fottuta di me! »
« Ok, Jim, ma non puoi mica andare in giro a dare una lezione a tutti quelli che sparlano di te. Dovresti eliminare mezza fottuta città! »
« Vuoi entrare in quella metà, stronzo? »
« Stronzo io? Stronzo tu! Lo sai che ti prendo per il culo, coglione. »
« Dammi ancora una volta del coglione e ti inchiodo il culo. Giuro. »
« Bevi e non rompere il cazzo. » disse Johnny tirandogli un cubetto di ghiaccio.
Continuarono a bere con Jim che canticchiava a bassa voce e Johnny che scrutava con interesse sempre meno vivo il caos della stanza.
« Si può sapere perché diavolo hai voluto che entrassi? Mi stavo facendo una bella passeggiata... »
« Perché volevo bere qualcosa in compagnia, cazzo! Che domande. A forza di smontare lampade tutto il giorno mi è venuta sete, e quando si può si evita di bere da soli. »
« Già, quando si può è bello... »
« Adesso non diventarmi sentimentale, Cristo. Una passeggiata! Non fai altro che andartene in giro tutti i giorni, e per tutto il giorno, con gli occhi chini sulle punte delle scarpe e poi ti meravigli sei quei microcefali in fondo alla strada ti danno il tormento? Sei come un bambino che si fa una passeggiata, da solo, in una via piena di preti: troppo invitante. »
« Be', almeno non intraprendo violente crociate contro la luce elettrica in casa mia! »
La risposta di Johnny ovviamente voleva essere un'innocua presa in giro, ma Jim non la digerì molto bene. Per un momento si rabbuiò e assunse un'aria piuttosto minacciosa. Se non fosse stato sicuro che erano troppo amici perché Jim provasse a pestarlo, Johnny se la sarebbe data a gambe. O comunque quello sarebbe stato il suo consiglio se qualcun altro si fosse trovato al suo posto. L'attimo di gelo durò appunto un attimo e Jim esplose in una delle sue solite fragorose risate, che sembravano provenire dalle viscere più profonde della terra tanto erano grasse e vibranti e agghindò la coda della sua risata con una serie di insulti a caso.
« Non è un'insulsa crociata, qualcosa di buono ne verrà pur fuori. Vedrai! »
« Non ne dubito, non hai mai deluso le mie aspettative. Anzi, mi porti sempre a chiedere a me stesso come fai a trasformare le stronzate che pensi in fottutissime genialate. Sei un genio, Jim. »
« Ci puoi scommettere le palle che lo sono! »
Jim, inorgoglito dal complimento, tracannò ciò che restava del suo secondo cocktail, circa due terzi del bicchiere, e si alzò per preparare il terzo giro. Johnny lo imitò e iniziò a sentirsi decisamente alticcio, la sua inesauribile voglia di camminare si era esaurita. Che camminino gli altri adesso. Che vaghino in cerca di qualcosa, di qualcuno, di una risposta o di altre cento, mille domande. Stanco di camminare alzò i piedi, allungò le gambe, e li poggiò sul tavolino. Adesso voleva solo bere; bere e insultare il suo amico pazzo e slegato da qualsiasi dogma o regola. Bere e annegare nel dolce mare dell'oblio spiritico.
– Vieni Spirito, vieni e abbracciami. Stasera saremo io e te, a cullarci nelle dolci onde del tuo mare trasparente. Posa le tue mani evanescenti sui miei occhi e fa che siano lenti con cui guardare a fondo sotto il velo del mondo. Quando domani sarà la mia testa a dolere saprò che avrò visto troppo, e troppo in profondità – .
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