lunedì 1 novembre 2010

Confessioni di una mente annebbiata.

Giovedì, notte di tempesta. Tre quarti della luna rossa si affacciano sul mondo e rischiarano di sanguigna luce i resti delle squallide vite di ciò che una volta erano uomini con grandi sogni e idee, che per celebrarle avevano eretto monumenti di una magnificenza difficilmente ignorabile. Ora non rimane più niente a giustificare l’atroce scempio che gli uomini si sono rivelati essere. Sono morte le ideologie, non si vive per un scopo. Non si vive per niente. Centinaia, migliaia e milioni di figure assonnate che vagano nell’alba delle loro speranze infrante, muovendosi per l'inerzia data dal grande slancio ormai esaurito, sfibrato.
Intere generazioni vengono alla luce e altrettante ritornano nel buio dal quale erano state generate, ma coloro che si affacciano per la prima volta al mondo non trovano alcun retaggio ad aspettarle. Nessuna potente eredità da poter essere raccolta e nuovamente coltivata. Si nasce per abitudine e si cresce per raggiungere mete che definire illusioni sarebbe fin troppo ottimistico. La morte delle idee ha portato all'aberrazione di uno stile di vita condotto col solo scopo di celare alla vista ciò che le menti e i cuori hanno capito fin troppo bene e fin dall'inizio: non c'è più niente. Anche la nostra natura ha le sue stagioni e l'inverno ormai è arrivato e non promette di essere mite né tantomeno di breve durata. Sarà freddo, duro, crudele e farà sembrare il caldo sole della ragione uno sbiadito ricordo, miraggio di pace e comprensione creato da menti ormai disperate e vicine al collasso finale.
Questo pensava Hank mentre se ne stava seduto in macchina a sorseggiare la sua birra, nel parcheggio buio sperduto fra gli alberi. Non era più sicuro di niente ormai, la morte delle ideologie era un'idea che gli era balzata in testa chissà quando e da allora non ne aveva voluto sapere di schiodare.
Nella sua continua ricerca di uno scopo da seguire era giunto ad un punto morto. Si poneva le solite domande esistenziali: che cosa fare? Studiare? Lavorare? Mandare tutto a farsi fottere, spegnere il cervello e affidarsi ad un'ispirazione che forse non sarebbe mai arrivata? Gli piaceva scrivere, ma spesso non aveva granché da dire, e in ogni caso aveva sempre il malcelato timore che fosse del tutto inutile farlo. Non si riteneva poi chissà chi e di certo non credeva di poter partorire pensieri così buoni da meritare una pubblicazione.
Il concetto che lo assillava era quello della mediocrità. Possiamo dire che avesse la fortuna di riuscire a fare praticamente qualsiasi cosa e di poterla fare anche bene, ma si rendeva conto che non riusciva ad eccellere in niente. Gli sarebbe piaciuto essere un dio in qualcosa. Avrebbe sicuramente dato una connotazione molto più precisa di ciò che era, una definizione della sua identità. Ma non era così.
Eccellere in qualcosa significa anche che c'è qualcos'altro che proprio non si è in grado di fare. Deve essere così. L'eccellenza a tutto tondo non è una caratteristica umana. Non può esserlo. Però gli sembrava anche così riduttivo dover concentrare tutte le sue energie, o gran parte di esse, su di un'unica cosa. Ci sono troppe cose interessanti e arrapanti da fare al mondo, e nessuna di loro comunque sapeva donargli la soddisfazione completa.
Dilemmi esistenziali, giovanili, probabilmente senza risposta. Pensava: magari un giorno rileggendo queste cose, o tornandoci sopra col pensiero, mi farò delle sane e grasse risate pensando a quanto ero ingenuo e sognatore e mezza sega. Chissà.
Ma quel giorno per ora gli pareva tremendamente lontano e comunque non era sicuro di attenderlo con così tanta ansia. Non era sicuro di niente lui. Forse solo della Morte e delle tasse, ma le ultime esperienze gli stavano facendo perdere anche la convinzione in questa seconda certezza. Quindi rimaneva soltanto la Morte. Una cosa piuttosto lontana per i suoi occhi e per la sua coscienza visto che era giovane e comunque non si era mai trovato la Bella Signora con lo sguardo posato su di lui. O almeno non se ne era reso conto.
Non lontano da dove lui si trovava c'era un macchina bianca, con i vetri appannati e al suo interno due che ci stavano dando dentro di brutto e mentre Hank rifletteva su queste cose non poteva fare a meno di buttare un occhio nell'oscurità, di tanto in tanto, per vedere come stavano evolvendo le cose. Alla fine si tratta sempre di questo: Sesso e Morte. Un connubio difficilmente scindibile. Lui era lì a pensare alla morte e a quanto non riuscisse a combinare niente che gli desse una vera soddisfazione e di fianco a lui c'erano due che scopavano come ricci e magari si divertivano pure un mondo. Immaginò che al mondo, in quel momento, stessero tutti scopando e lui fosse rimasto da solo alle prese con la Morte. Purtroppo lei non era una tipa facile da portarsi a letto, c'era da sudare sette camice per farsi una notte di fuoco con quel gran pezzo di donna e Hank, ovviamente, era ancora molto lontano dall'averla convinta.
I ragazzi nell'auto sembrava che ormai avessero finito, la luce era accesa e la ricerca post-coitale dei vestiti era cominciata. Un groviglio di corpi seminudi, ancora sconvolti dal piacere che si affannavano per recuperare una dignità, in realtà mai perduta. Hank non poteva non sorridere immaginandosi il loro frenetico cercare. Trovava strano che quando era arrivato nel parcheggio loro non avessero praticamente fatto una piega, lo avevano visto ma non se ne erano curati più di tanto. La cosa lo sorprendeva perché non erano tempi così tranquilli da potersi fidare ciecamente del prossimo, soprattutto in un parcheggio buio illuminato soltanto dalla luce atroce di una luna morente. Tuttavia gli aveva fatto piacere, pensava che le cose sarebbero dovute essere così in un mondo con ancora un barlume di speranza e provava un discreto sollievo. I ragazzi si accesero una sigaretta e lui decise di fargli compagnia, perché no? Anche fumare in compagnia ogni tanto può essere gradevole, soprattutto se fai compagnia e ti fai fare compagnia da degli sconosciuti, è tutto molto più facile. Bevi, fuma, pensa, muori, pensa, pensa, fuma, muori e bevi. Sopravvivere è un'arte.
“Hank lo sai che Dio è morto?”
“Certo che lo so dolcezza, lo sanno tutti. Ha fatto fiasco, non poteva fare altrimenti.”
“Sei così stronzo quando ti ci metti, lo sai?”
“Non sono stronzo piccola, sono spacciato. Come tutti.” e chiuse la porta in faccia alla sua Coscienza.

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