Oggi è una di quelle giornate in cui ci si domanda il senso delle cose, della vita, del nostro respirare e vagare per la città, il mondo.
Le vie, soffocate dal silenzio estivo, lasciano spazio a nuove ansie e paure.
Questa soffocante inerzia poi, si trasmette alla mente e tutto assume contorni falsi e artificiosi. Sembra di navigare in un mare di tiepida plastilina. Figura reale che si muove in un plastico che grottescamente riproduce, o almeno tenta di riprodurre, la realtà.
La caduta delle certezze, che ciclicamente ci costruiamo, viene amplificata da questo senso di desolazione urbana. Un tipo di vuoto, questo, che non rifocilla lo spirito, ma ne assorbe la linfa trascinandolo nella sua spirale divoratrice.
Dov’è il mio amore oggi?
Il battito del suo cuore, la nostra sintonia ancestrale?
Perduti?
Assopiti?
Assorbiti?
Non c’è niente che sembri animato dal palpitante respiro vitale, e l’enorme forza della vita che si agita in me porta questo contrasto a livelli di esasperante dissonanza.
Dov’è il respiro del mondo?
Oggi non sento il flusso della vita, mi sfugge. Scorre accanto, sopra e sotto di me. Ma non mi prende; non mi trasporta sulle sue eterne correnti.
Così sono fermo. Muto e incapace spettatore di una commedia che sempre più sembra perdere di significato e di logica.
Allora farò l’unica cosa che ancora mi è concessa: mi siederò qui, sulla riva della Vita, e osserverò il suo pacato scorrere.
Vedrò la nascita e la fine di molte cose, e proverò a trarne i giusti insegnamenti.
Se non altro per sentirmi partecipe della vita di ogni essere, animato e non, visto che i posti per assistere al mio spettacolo sono finiti e io sono rimasto fuori, a sbirciare fra le crepe del muro e ad origliare alla porta, sperando di rubare almeno qualche lembo della mia vita.
Ascolterò il fiume.
La sua voce antica.
Lo sentirò ridere e urlare; piangere e sussurrare. Tratterrò il respiro quando il suo tono si farà tenue, così da non perdere mai nemmeno una parola, e alzerò la voce quando la sua cercherà di non lasciare spazio a repliche, così da non perdere mai me stesso.
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