Solo e inerme, ho pregato e supplicato la mia Musa, perchè mi venisse in conforto.
Ho aspettato, sperato, mi sono rivoltato nel lugubre silenzio della mia stanza, e finalmente si è palesata.
Giacevo scosso da profondi brividi, così intensi che a tratti mi levavano il respiro, quando infine ho sentito la sua mano calda poggiarsi sulla mia spalla.
Il tocco leggero, familiare, di una mano amica e confortante.
Così d’improvviso, nel mio tormentato essere, ho avuto paura. Ma quasi subito l’ho riconosciuta e un dolce sorriso ha distorto il mio volto.
Quale inattesa sorpresa, mia Dolce.
Mai, nel mio intenso dolore, avrei osato sperare nella tua comparsa. Eppure sei qui.
Quanto conforto per i miei occhi.
Per la mia febbrile mente.
Per il mio cuore dilaniato.
Parlami, aiutami, rispondi, allevia questo patimento!
Troppo ti ho detto.
Troppe cose avrei ancora da dirti.
Tu non hai parlato. Mi hai guardato negli occhi, nell’anima, con solenne intensità e dolcemente hai sorriso.
Sopraffatto nella tua comprensione, il mio animo si è fatto quieto; e io sono scivolato nelle tenebre, mai così tenere, grazie alla tua veglia.
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