Quella sera, lei era lì.
Guardavo i suoi occhi e leggevo il suo corpo, mentre tutto intorno infuriava il sussurro disperato dei poveri di spirito.
La vita trasudava dai suoi movimenti, nella voluttà del momento.
Il suono delle sue risate, con cristallino ardore, si spargeva nell’aria e accudiva il mio spirito.
Ho continuato a leggere il suo corpo, manifestazione più solida di un desiderio mai sopito, ed è stato in quel momento che l’ho vista.
La sua anima. Forte, antica.
Troppo per me e per chiunque altro.
Si parla, si beve, si vive.
Lei si muove, e io vibro.
Lei mi guarda, e io celo il desiderio.
Desideriamo solo ciò che non ci è concesso e amiamo più il desiderio in sé, che il suo oggetto.
Eppure io lo so che l’amerei.
La innalzerei nell’Olimpo del mio amore.
Sarebbe per me pace e tormento.
Senza parole...
RispondiEliminaTi ringrazio per aver letto e commentato.
RispondiEliminaSe però firmaste i commenti sarebbe tutto decisamente più interessante.