Sono qui, con me stesso.
La pioggia fuori e per fortuna, almeno per ora, non più dentro.
L'ossessione di creare qualcosa di Bello ci blocca, erige un muro.
Cercare di sfondare questo muro è come usare violenza a noi stessi, una violenza intima e profonda, tremendamente destabilizzante: come costringere un bambino a non ridere.
Cosa fare, dunque, quando questa ossessione inizia, mattone su mattone, ad imprigionare il nostro enfant prodige?
Nulla. Assolutamente nulla. La nostra anima trova sempre il modo di rivelarsi da sola, non ha bisogno della nostra intelligenza cosciente per farlo, le è solo di impiccio.
Bisogna essere liberi per trovare la Bellezza, liberi per creare. Contenitori vuoti pronti a ricevere e trasformare.
Slegarsi dagli schemi per crearne di nuovi, dai quali poi slegarsi di nuovo per poterne così creare degli altri. Poco importa se nel processo incapperemo in cose già fatte, dette o scritte.
Non è certo questa la povertà di spirito.
I nostri occhi dovrebbero essere sempre rivolti all'infinito, di modo che quando qualcuno vi guarderà dentro si sentirà perduto, impaurito, ma al tempo stesso conquistato dalla maestosa grandezza di un'anima che ha abbracciato l'immortalità.
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