sabato 17 aprile 2010

Identità

Riflettere sull'amore richiede troppa lucidità e coscienza di sè, per questo credo di non esserne in grado, e per ora non lo farò.
Nel tempo mi sono stati affidati molti aggettivi per descrivere la mia personalità. Da persone che, chi più chi meno, mi conoscevano abbastanza bene.
Pazzo.
Psicolabile.
Tormentato.
Molti di più me ne sono affibiati io, decisamente discordanti fra di loro.
La vera verità è che io non lo so quale sia un aggettivo che possa descrivermi in modo stabile. Probabilmente non esiste. Voglio dire: noi come persone siamo in continuo divenire no?
Sarebbe ottuso e miope sperare di trovare un aggettivo che ci definisca per tutta la durata della nostra vita, e se mai ne trovassimo uno allora dovremmo iniziare a domandarci se la nostra esistenza, a quel punto, vale davvero la pena di essere vissuta.
Riflettere su noi stessi, e la nostra natura, quando siamo da soli sembra quasi impossibile.
Difficile da farsi, perchè verrebbe da credere che noi possiamo riflettere sul nostro essere e darci in questo modo una definizione, solo nel momento in cui ci poniamo in confronto diretto con qualcun altro che compenetra la nostra esistenza.
Eppure qualcosa mi dice che la difficoltà insita nel definirsi come individui attraverso la solitudine, porti dentro di sè la strada giusta per arrivare ad un qualche tipo di conclusione. Troppe sono le distrazioni che possono indurci in errore quando tentiamo di definirci attraverso gli altri, o comunque attraverso i rapporti che con questi intratteniamo.
Tuttavia, fra le due "scuole di pensiero" direi che intercorre un rapporto simbiotico difficile da spezzare.
Credo che sia stupido pensare di poter trovare la propria identità attraverso una qualche forma di ascetismo assoluto, come credo che sia vano tentare di definirci solamente attraverso i rapporti che abbiamo con le altre persone.
A questo punto pare che la linea più idonea da adottare sia quella del "giusto mezzo" aristotelico: reggersi in bilico fra le relazioni con gli altri esseri umani e la relazione con noi stessi, per trovare felicità ed equilibrio. Per trovare noi stessi. Niente di più complicato.

Se vi state chiedendo che cosa a che fare l'amore di cui parlavo all'inizio, con questo discorso, ve lo spiego subito.
Che cos'è l'amore, se non la massima espressione della compenetrazione di un'esistenza con un'altra? Del definire noi stessi, i nostri scopi, la nostra vita, attraverso un'altra persona?
Ma, come ho già detto, non mi sento ancora in grado di riflettere su un tema così complesso e che dilania le più grandi menti fin dall'alba dei tempi.

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